Il copione

Il copione

Il destino della tua vita è scritto in un copione.

Il Copione è lo strumento che Berne, ricorrendo alla similitudine teatrale, utilizza per spiegare come viene scritto il destino degli Uomini.

Eric Berne è uno psicologo canadese, autore della teoria chiamata analisi transazionale, ideata negli anni cinquanta, che può essere considerata come un’evoluzione in senso relazionale della psicoanalisi freudiana.

Nel suo libro “Ciao! E poi?”, edito da Bombiani, Berne da seguito ai suoi studi sull’analisi transazionale esponendo gli sviluppi pratici e teorici relativi all’analisi dei copioni.

In particolare, l’Autore afferma che il destino di ogni essere umano viene deciso da quanto succede dentro la sua testa, dopo che si è confrontato con quanto avviene fuori di essa.

Il libero arbitrio, possiamo dire, che è una delle colonne portante della nostra esistenza in quanto ogni persona pianifica la propria esistenza.

La libertà gli dà la forza sufficiente a realizzare i propri progetti, e la forza gli dà la libertà di interferire nei progetti altrui. Anche se poi il finale sarà deciso da uomini che non conosce o da germi/virus che non vedrà mai, le sue ultime parole e quelle incise sulla sua lapide descriveranno il suo sforzo.

Il Copione della vita

Ogni individuo decide nella sua prima infanzia la propria vita e la propria morte, e quel programma che si porterà dentro ovunque vada viene chiamato il suo “Copione”.

Gli aspetti meno rilevanti del suo comportamento riuscirà a deciderli in modo autonomo con la ragione, ma le decisioni fondamentali sono già state determinate: è già deciso che tipo di persona si sposerà, quanti figli avrà, come morirà e chi sarà presente in quel momento. Può non essere ciò che vuole, ma è ciò che vuole che sia.

Un copione richiede:

  1. Ordini trasmessi dai genitori;
  2. Uno sviluppo della personalità adeguato;
  3. Una decisione presa durante l’infanzia;
  4. Un effettivo entusiasmo per un metodo particolare per ottenere tanto il successo quanto il fallimento;
  5. Un atteggiamento convincente (attendibilità).

Il copione comincia ad essere steso in forma rudimentale, detta protocollo, durante la prima infanzia. Partecipano alla sua stesura solo i genitori, i fratelli e le sorelle, nel caso di un’infanzia normale, oppure, nei casi più sfortunati, i compagni di camerata, i vicini di cella e gli assistenti sociali. Ognuno recita il proprio ruolo in modo molto rigido, dato che ogni famiglia è un’istituzione, dove il bambino difficilmente impara essere elastico visto che deve plasmarsi sulle regole di quest’ultima.

La prova generale

Non appena entra nell’adolescenza, però, comincia ad entrare in contatto con un maggior numero di persone. In mezzo a queste, cercherà quelle che recitano dei “ruoli” che il suo copione richiede. A questo punto, il soggetto riscrive il suo copione in modo da tener presenti le condizioni ambientali che nel frattempo sono mutate.

Lo schema di base resta invariato ma l’azione si diversifica. Nella maggior parte dei casi (esclusi quelli patologici) questa, così come avviene in Teatro, è la prova generale.

Da questo momento attraverso vari adattamenti, si estende il copione nella sua forma definitiva, adatta alla rappresentazione finale, la più importante: lo spettacolo d’addio. Se c’è un buon finale, ci sarà una cena d’addio. Se, invece, il finale è tragico, il congedo dal copione avviene in un letto d’ospedale, dietro la porta di una cella oppure all’obitorio.

Quasi tutti i copioni contengono parti per “buoni e cattivi”, per “perdenti e vincitori”. Chi viene considerato buono o cattivo, perdente o vincente dipende da ciascun copione. Nel copione di un Cow-boy, il buono è un vincitore, il cattivo un perdente. In un “copione aziendale” il vincitore è chi ottiene il miglior contratto; il perdente è un uomo che non sa farsi avanti.

Chi ambisce a cambiare il proprio copione, tendenzialmente, ambisce a modificarlo in maniera incrementale senza stravolgerlo completamente. Il perdente, mira a diventare un “perdente migliore”. Questo avviene perché così facendo potrà continuare a seguire tranquillamente il suo copione. Se, invece, diventa un “vincitore” dovrà buttare buona parte del copione e ricominciare da capo. Questa è una di quelle strade che la gente difficilmente intraprende.

Molti Vincenti passano una vita senza mai restare a secco.

Utilizzando sempre la similitudine del teatro, così come i copioni teatrali devono essere programmati, così deve avvenire per quelli della vita.

Un esempio: restare senza benzina. A meno che non si sia a bordo di un’auto sconosciuta con la spia guasta, lo si può quasi sempre stabilire se rimanere a secco o meno; è praticamente impossibile restare senza benzina “proprio adesso”. Lo si può benissimo stabilire due o tre giorni prima, guardando l’indicatore del livello e “decidendo” di fare benzina subito o “uno di questi giorni” per poi dimenticarsene. Di fatto è quasi sempre una scena programmata, un evento incombente nel copione di un Perdente. Molti Vincenti passano una vita senza mai restare a secco.

I copioni sono basati sulla programmazione che i genitori impongono e che il bambino accetta per 3 ragioni:

  1. È in grado di avere uno scopo nella vita. Un bambino compie la maggior parte delle sue azioni per essere amato ed accettato, solitamente dai suoi genitori;
  2. Gli garantisce la possibilità di strutturare il suo tempo in modo accettabile (almeno per i suoi genitori);
  3. Quasi tutti hanno il bisogno di sentirsi dire come fare le cose. Imparare da soli può essere sicuramente stimolante ma non sempre pratico.  Non si diventa bravi piloti distruggendo un bel po’ di aerei. Si può imparare dai fallimenti ma meglio se sono altrui. Così i genitori programmano i bambini trasmettendo loro quanto hanno imparato, o meglio, quanto pensano di aver imparato. Se i genitori sono perdenti, trasmetteranno solo dei copioni da perdenti, e lo stesso vale nel caso dei vincitori.

Ne consegue che il copione è condizionato dalla programmazione parentale, mentre il bambino è spesso libero di scegliersi una trama personale.

La Programmazione parentale

A sei anni il nostro essere umano medio ha lasciato l’asilo e viene a trovarsi nel mondo più competitivo della scuola elementare. Ora sarà solo a trattare con gli insegnanti e con gli altri bambini e bambine.

Dal microcosmo della sua casa si avventura nella movimentata metropoli, della scuola ed ha già pronte intere serie di risposte sociali da offrire ai vari tipi di umani che lo circondano. Ormai la sua mente ha affinato dei sistemi personali per cavarsela, o almeno per sopravvivere, ed il suo progetto di esistenza è già formato.

Questo meccanismo era ben chiaro già ai tempi del medioevo ai preti ed ai maestri tanto che affermavano: “Affidatemi un bambino fino a che abbia sei anni, e poi sarà pronto per vivere”. Questo ci porta ad affermare che un buon maestro d’asilo potrebbe predire quale sarà il risultato e quale tipo di vita il bambino condurrà: se felice o infelice, se vincitore o perdente.

L’ironia o il dramma di ogni esistenza umana è che essa viene programmata da un bambino in età prescolare, che ha una conoscenza molto limitata del mondo e dei suoi sistemi e la cui sensibilità si è formata con elementi che gli hanno fornito soprattutto i Genitori.

Il progetto che costruisce per il futuro eterno è tracciato secondo le direttive familiari. Alcune chiavi interpretative parentali si possono spesso scoprire senza fatica chiedendo semplicemente: “Cosa ti dicevano i tuoi genitori quando eri piccolo?” oppure “Cosa ti dicevano i tuoi genitori quando erano arrabbiati?”.

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